Quando si può chiedere il computo della rivalutazione monetaria di un credito litigioso?

Nel 2008 il regista David Fincher realizzava il film “Il Curioso Caso di Benjamin Button” nel quale un brillante Brad Pitt interpreta il ruolo favolistico di un bambino nato vecchio, poi via via ringiovanito lungo gli anni, con il corpo sempre più forte, l’agilità sempre più immediata, la bellezza sempre più luminosa e fresca… 

Un continua e progressiva “rivalutazione” della propria persona.

Benjamin Button

Il caso cinematografico si avvicina nella realtà alla condizione di coloro che soffrono della malattia rara chiamata “progeria“, o anche Sindrome di Hutchinson-Gilford, che provoca l’invecchiamento precoce, senza possibilità di “regredire” verso i benefici della giovane età.

E’ tuttavia di qualche mese fa una notizia secondo cui sono in fase di studio tecniche di manipolazione genetica, volte ad alleviare i segni di questa grave quanto rara patologia.

L’auspicio è che le persone purtroppo sofferenti di questa incredibile sindrome possano per lo meno condurre un’esistenza serena, dignitosa ed il più possibile lunga, con l’ideale di progredire come avviene nella narrazione dell’opera cinematografica, che regalava al simpatico Benjamin Button un ringiovanimento progressivo ed una “rivalutazione” continua delle proprie fibre corporee.

Non dissimilmente dalla “rivalutazione” del corpo umano, si parla anche di “rivalutazione” dei crediti nel mondo del diritto.

In ragione della crescita dell’inflazione (frenata solo da eventi clamorosi, come l’attuale pandemia), il valore del danaro e la relativa capacità di acquisto soffrono, nel corso degli anni, di un progressivo quanto fisiologico indebolimento, inversamente proporzionale alla crescita del costo della vita.

Ciò significa che con il medesimo quantitativo numerico di soldi sarà possibile acquistare un quantitativo sempre minore di beni e di servizi.

A livello aritmetico, per rivalutare un dato importo si deve moltiplicare la cifra per un cosiddetto “coefficiente di rivalutazione”, che viene elaborato dall’ISTAT sulla base di “panieri” di consumo riferiti agli acquisti mediamente effettuati dalle famiglie.

L’art. 1227 del codice civile statuisce quanto segue:

I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.

Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima

La statuizione non è nient’altro che l’esplicitazione del “principio nominalistico“, in ragione del quale un’obbligazione di danaro tra due parti si considera estinta per legge, laddove la parte obbligata al pagamento dia seguito al versamento di un corrispondente importo nominale.

Il codice civile, dunque, non esige che sia proceda al pagamento del valore concreto ed effettivo della somma rivalutata nel tempo, facendo così ricadere i rischi dell’inflazione sulla persona del creditore.

Non tutte le obbligazioni pecuniarie, tuttavia, restano ancorate in modo rigido al principio nominalistico.

Occorre infatti distinguere tra debiti di valuta e debiti di valore: i primi ineriscono la mera consegna di una somma di danaro (come avviene nel finanziamento, nella compravendita e così via); i secondi ineriscono invece la “riparazione” che l’ordinamento prevede allorquando sopravviene una lesione di una situazione giuridica soggettiva, come ad esempio la sottrazione di un bene materiale o la lesione di un diritto della persona: in questi casi, il danno subito viene convertito in una somma di denaro a titolo risarcitorio.

In molti casi è la legge stessa a prevedere crediti soggetti a rivalutazione monetaria: tali sono i crediti da lavoro subordinato, il T.F.R., i canoni di locazione per quanto alle annualità successive alla prima, gli alimenti da corrispondere al soggetto beneficiario, così pure l’assegno divorzile e quello di mantenimento in caso di separazione.

Per quanto al risarcimento del danno da sinistri stradali, è molto famosa la pronuncia resa dalla Suprema Corte in data 6 ottobre 2016, allorquando, con Sentenza n. 19987 la Sezione Terza Civile ha dettato principi inequivocabili in tema di rivalutazione monetaria del credito da responsabilità aquiliana.

Si è infatti statuito che in caso di ritardato adempimento dell’obbligazione di valore, quale è quella che ha ad oggetto il risarcimento del danno extracontrattuale, la liquidazione deve avvenire con tramite due operazioni distinte e conseguenti:

a) dapprima va rivalutato il credito all’epoca della liquidazione (oppure liquidandolo direttamente in moneta attuale): operazione, questa, che serve a ricostituire il patrimonio del danneggiato;

b) successivamente, vanno stimati gli effetti della “mora debendi“, ossia il ritardo nell’adempimento: a tal riguardo, secondo i noti principi stabiliti dalle Sezioni Unite con Sentenza del 17 febbraio 1995  n. 1712, il giudice di merito può liquidare il relativo pregiudizio applicando un saggio di interesse (non necessariamente quello legale, ma un saggio scelto in via equitativa caso per caso, per tenere conto delle specificità della fattispecie) sul credito devalutato all’epoca del sinistro e poi rivalutato anno per anno, oppure rivalutato in base ad un indice medio tra quello dell’epoca del fatto e quello dell’epoca della liquidazione (ovviamente sempre pari ad “1”, salvo che non si debba stimare il danno in moneta di un’epoca anteriore rispetto a quella in cui si compie l’operazione di liquidazione).

Un secondo solo ….…     

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