Lei ignora che lui non sia single … reato e risarcimento!

Jan Vermeer è stato un magistrale pittore di una borghesia olandese ricca, sfarzosa e disinibita, spesso colta in attività quotidiane, anche molto ordinarie e di carattere casalingo.

Nella sua opera “Ragazza con un bicchiere di vino in compagnia di due signori” datata 1659 e custodita all’Herzog Anton Ulrich-Museum di Brunswick, traspaiono in modo mirabile i giochi della seduzione e della malizia.

Campeggia nel quadro il sorriso compiaciuto e provocante della signora, vestita di rosso passione, che si lascia sedurre dall’audace corteggiatore, in un progetto per nulla velato di tentazione cortese.

L’altro signore sullo sfondo viene interpretato da alcuni come lo “sconfitto” nella sfida amorosa, ma da altri, con un’arguzia forse più appropriata all’epoca, come colui che quel gioco di seduzione lo ha già consumato ed ora, avvolto dai piaceri del vino, se ne sta ad attendere… il turno del prode compagno di bisbocce (sic!).

Vermeer Signora e due signori

D’altra parte, il piatto posto sulla tavola, con un frutto ancora intatto ed uno già aperto, pare proprio far propendere per la seconda interpretazione…

I giochi della seduzione hanno sempre costituito la “croce e delizia” dei rapporti umani.

E’ ormai entrata tra i “grandi classici” della giurisprudenza in tema di adulterio e di relazioni libertine, quella vicenda che si è conclusa tra le aule di Piazza Cavour, con la nota Sentenza 34800 del 15 giugno 2016, resa dalla Sezione Quinta Penale della Cassazione.

In questa storia si ripercorre uno degli stereotipi più perigliosi delle relazioni tra uomo e donna, ossia quello dell’amante che conduce una doppia vita, senza dichiarare all’altra persona di essere già sposato, o comunque di intrattenere già un rapporto amoroso.

I Supremi Giudici, quasi con tono documentaristico, non mancano di riepilogare per filo e per segno gli snodi narrativi…

Un ragazzo ed una ragazza, dopo un’iniziale conoscenza, davano inizio ad una relazione, dopo che la donna aveva appreso dall’uomo che fosse separato dalla moglie.

Il neofidanzato anzi annunciava esplicitamente alla novella compagna di aver già richiesto il divorzio dalla coniuge.

Al ché la coppia appena nata decide di vivere vivere insieme presso l’abitazione della donna, che peraltro viene anche presentata alla sorella dell’uomo come sua fidanzata.

Dopo circa due anni dall’iniziata convivenza la ragazza rappresenta al compagno il desiderio di unirsi a lui in matrimonio religioso; costui acconsente e la rassicura che, attraverso gli appoggi del padre, potrà ottenere l’annullamento del precedente matrimonio.

L’uomo anzi annuncia alla compagna di avere ottenuto il divorzio, così iniziano i preparativi per il matrimonio religioso.

I due fidanzati frequentano un corso prematrimoniale presso una parrocchia di Milano; il ragazzo riferisce al parroco di essere divorziato e di avere ottenuto l’annullamento del matrimonio religioso da parte del Tribunale della Sacra Rota.

Il corso prematrimoniale termina e viene fissata la data del matrimonio, con la predisposizione delle partecipazioni.

La donna rimane incinta.

Al ché l’uomo, a seguito delle incalzanti domande della compagna, che non era riuscita ancora ad incontrare i futuri suoceri, ammette di non avere mai chiesto l’annullamento del matrimonio, ma conferma di essere divorziato e di volere sposare la donna con rito civile.

Nei giorni successivi la donna, approfondite le ricerche, sorprende l’uomo all’uscita della sua casa coniugale ed apprende che non si è mai neppure separato ed, anzi, attende un figlio pure dalla moglie.

Segue immediatamente la rottura del rapporto.

Subentra nella vicenda il disposto dell’art. 494 del codice penale riferito alla “sostituzione di persona“:

Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

La condizione di uomo libero o sposato o divorziato o non più legato da un matrimonio religioso annullato dalla Sacra Rota rappresenta certamente uno status dell’individuo, a cui, fra l’altro, la legge attribuisce effetti giuridici.

E’ certo che quell’uomo si attribuì, lungo gli anni, un falso stato di uomo libero (dapprima separato, poi divorziato, poi non più legato da matrimonio religioso).

I Supremi Giudici indagano poi l’elemento rappresentato dal fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio (o recare ad altri un danno).

La difesa dell’uomo sosteneva che l’iniziare una relazione affettiva ed il mantenerla non costituisce un vantaggio a cui la legge attribuisca una tutela giuridica.

Il delitto di sostituzione di persona appartiene al novero dei delitti contro la fede pubblica ma ha natura plurioffensiva, in quanto tutela anche gli interessi del soggetto privato nella cui sfera giuridica l’atto (nel nostro caso l’attribuzione del falso stato) sia destinato ad incidere concretamente.

Il delitto si consuma nel momento in cui taluno è indotto in errore con i mezzi indicati nella norma a prescindere dal fatto che il vantaggio avuto di mira dall’agente sia stato o meno conseguito.

La nozione di vantaggio è stata interpretata dalla giurisprudenza della Corte in termini piuttosto ampli, ricomprendendo qualunque forma di vantaggio, anche lecito e di natura non patrimoniale.

La nozione di vantaggio implica un miglioramento che non necessariamente deve essere quantificabile in termini economici ma, in senso lato, deve corrispondere ad un mutamento esistenziale percepito come positivo dall’agente, o ad un accrescimento di opportunità.

In ciò senz’altro rientra l’aver vissuto una relazione affettiva e di convivenza con un’altra donna.

Indiscutibile, pertanto, era la condanna penale di quell’uomo.

Discendeva ulteriormente un diritto in capo alla donna sedotta ed incolpevolmente vittima del bieco ménage à trois, acchè la stessa venisse risarcita per tutti i danni di tipo psicofisico e morale patiti in conseguenza delle condotte poste in essere dall’uomo.

Un secondo solo ….…     

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