Desta risonanza una sentenza resa dal Tribunale di Macerata, che vedeva imputato l’avvocato Federico Valori.

Gli esiti processuali hanno condotto alla condanna del legale ad un anno e quattro mesi di reclusione, con la condizionale, per aver recato oltraggio al Giudice di Pace di Macerata, Maria Carmina La Iacona. La condanna prevede altresì un risarcimento, in favore della parte civile (il Giudice di Pace), dell’importo di euro cinquemila.

L’art. 343 del codice penale sanziona chiunque offende l’onore od il prestigio di un magistrato in udienza, con la reclusione fino a tre anni.

La dinamica: l’avvocato contesta la verbalizzazione troppo succinta e si rivolge al giudice: “lei non sta facendo il suo dovere”.

L’evento contestato all’avvocato Valori vedeva la Dott.ssa La Iacona impegnata nell’audizione di un testimone ed alla relativa verbalizzazione delle asserzioni rese dalla persona escussa durante l’udienza.

In quel frangente, il legale avrebbe evidenziato alla Giudice di Pace che l’acquisizione delle dichiarazioni del testimone venisse svolta in modo troppo sintetico, tanto da distorcere completamente la realtà fattuale emergente dall’escussione.

Più in particolare, l’avvocato avrebbe contestato al giudice che non stesse facendo il proprio dovere, perché la trasposizione a verbale in forma troppo succinta delle dichiarazioni del testimone, stava travisando le effettive frasi profferite in aula.

L’avvocato Valori ha invece fornito perentoria smentita sul fatto ulteriore al medesimo contestato dall’accusa, secondo cui il legale avrebbe profferito in aula una successiva frase, sempre rivolto verso il Giudice di Pace verbalizzante, dichiarando che quest’ultimo stesse “proteggendo il testimone”.

Trattavasi, al contrario, di un vero e proprio travisamento dei fatti, in quanto il legale si limitava a chiedere la trascrizione di alcune specifiche frasi, omesse in sede di redazione del processo verbale, ritenute invece importanti dalla difesa dell’imputato, assunta dall’avvocato Valori.

Così l’avvocato Valori: “È stato mio padre, avvocato e mio maestro, ad insegnarmi che l’avvocato ha sempre il preciso dovere di verificare il contenuto delle trascrizioni sintetiche, ed è esattamente questo ciò che io ho fatto, nel momento in cui ho udito riferire alla parte offesa alcune espressioni a mio giudizio non corrispondenti al vero che avrebbero potuto pregiudicare gli interessi della parte da me rappresentata. Per questo, ho immediatamente chiesto al giudice di pace la lettura delle dichiarazioni riportate, ed il giudice, per tre volte, ha risposto ai miei rilievi evidenziando puramente è semplicemente che, nel caso di specie, si trattava di trascrizione sintetica, disponendo la sospensione del procedimento. È stato a questo punto che mi sono rivolto al giudice dicendole chiaramente che non stava così facendo correttamente il proprio dovere“.

avvocati

Quando è il giudice a recare offesa: ingiuria di un pubblico ministero ad un carabiniere. Archiviazione

Fa tornare alla mente la vicenda dell’avvocato Valori, quanto successo circa due anni orsono a Palermo, quando un Pubblico Ministero, rivolto verso un appuntato dei Carabinieri del reparto scorte, lo aveva apostrofato in pubblico con la seguente espressione: “ma v*********o!”.

L’ingiuria si consumava alla presenza di altri tre carabinieri ed era confermata dallo stesso pubblico ministero all’interno della sua relazione di servizio.

Tuttavia, la Procura di Caltanissetta, competente per territorio ad indagare sulla vicenda, chiedeva l’archiviazione del fascicolo, poichè la condotta del giudice veniva ritenuta non punibile: il Pubblico Ministero, infatti, secondo gli inquirenti “avrebbe reagito ad un atto arbitrario del carabiniere”, consistente nell’aver questi chiesto l’esibizione dei documenti “quando appariva ormai chiaro che si trattava di un magistrato e quando lo aveva certamente valutato come un soggetto inoffensivo dal punto di vista della sicurezza del magistrato da lui protetto”.

Chi deve verbalizzare le dichiarazioni di un testimone in udienza.

Ci si chiede se esista giustizia in Italia.

Al di là della memoria storica, che sempre agevola le coscienze critiche, tornando alla condanna inflitta all’avvocato Valori, sia doveroso comprendere perchè il Giudice di Pace in quel momento stesse redigendo il verbale di udienza, mentre di tale incombenza dovrebbe occuparsene il cancelliere.

Vero è che l’art. 130 del codice di procedura civile statuisce che sia il cancelliere a redigere il processo verbale di udienza, sotto la direzione del giudice.

Altrettanto vero è che le condizioni della giustizia, così come quotidianamente esercitata presso le aule italiane, versano in uno stato di grave penuria di organico ed incapacità di coprire in modo efficiente lo svolgimento giornaliero delle udienze.

Non sia sottaciuto che l’attuale governo giallo-verde ha stilato “dieci punti” per la riforma progressiva della giustizia. Tra questi allo stato non è dato ravvisare misure per coprire i “buchi” di organico e sistemare le gravi inefficienze conseguenziali. Trattasi di materia urgente che merita la doverosa presa di coscienza da parte della coalizione di maggioranza.

In tal senso, avviene sovente che il magistrato proceda egli stesso alla verbalizzazioni delle dichiarazioni rese in udienza. Di qui la vicenda descritta in queste brevi righe.