Coronavirus, gli sciacalli in azione

Quando l’allarme sociale si trasforma in ansia collettiva, scattano subito gli sciacalli a rastrellare denaro sporco abusando della psicosi del popolo.

Così sta accadendo per il coronavirus.

Nella mattina di ieri è intervenuta a tentare di placare le esasperazioni delle masse la Dottoressa Gismondo, direttore responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, presso l’Ospedale Sacco di Milano.

Così ha evidenziato la dottoressa: “Mio bollettino del mattino. Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni. A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico. I miei angeli sono stremati. Corro a portar loro la colazione. Oggi la mia domenica sarà al Sacco. Vi prego, abbassate i toni! Serena domenica!”.

Appello alla serenità, questo, a dire il vero respinto da altri colleghi virologi, e poco accolto soprattutto dall’opinione pubblica, tant’è che è iniziata la corsa alle mascherine, ai saponi, ai gel per la pulizia delle mani, oltre che l’attacco alle scorte di cibo dei supermercati.

Il Codacons ha denunciato aumenti di prezzo abusivi e sproporzionati per i gel e liquidi igienizzanti e per le mascherine respiratorie.

I rincari  raggiungono il 650% per i gel alcoolici come la nota “amuchina”.

Le mascherine, fino a poco tempo fa distribuite in commercio a meno di 10 centesimi  di euro, oggi giungono a costare su internet 1,8 euro, con un incremento di prezzo del +1.700%.

sciacalli-informazione

Il movimento per i consumatori ha già denunciato il problema alla Procura della Repubblica ed alla Guardia di Finanza.

Assimilare una condotta di vile sciacallaggio sul prezzo a quella della truffa, non è affatto una fantasia.

Sono quasi venti anni che l’Intesa consumatori (Aduc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) chiede che successivamente all’articolo 501 del codice penale, che punisce il reato di aggiotaggio, venga inserito dal Parlamento un articolo 501 bis… (o ter… o quater..), per combattere i venditori al pubblico  che aumentano i prezzi di oltre il triplo rispetto all’incremento dell’inflazione, così come indicato dall’Istat.

L’Intesa propose nel 2003 un solo articolo da inserire nel codice penale, del seguente tenore (o similare): “Chiunque commercia all’ingrosso o al dettaglio determinando un aumento percentuale del prezzo al consumo, non giustificato dall’aumento del prezzo a lui praticato dal fornitore, superiore al triplo della percentuale di aumento medio calcolato dall’istat per il mese precedente di quello stesso prodotto, è punito con la multa da 500 a 50.000 Euro”.

Oggi l’art. 501 bis così recita: “Fuori dei casi previsti dall’articolo precedente, chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo atto a determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire”.

Può integrare una “manovra speculativa” anche l’aumento ingiustificato dei prezzi causato da un singolo commerciante, che approfitta abusivamente di una contingenza del mercato. Però è pur sempre necessario che tale condotta presenti la connotazione della pericolosità verso l’andamento del mercato interno, con rincaro dei prezzi diffuso.

É arrivato il momento di intervenire fattivamente, anche per sanzionare condotte di singoli come quelle compiute in questi giorni sui market online, magari aumentando le sanzioni pecuniarie che indicarono illo tempore le associazioni dei consumatori.

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