I licenziamenti vietati al tempo del coronavirus

L’articolo 46 del Decreto Cura Italia, così come convertito dalla Legge n. 18/2020, prevede le seguenti disposizioni in materia di licenziamenti collettivi ed individuali, per giustificato motivo oggettivo:

A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per 60 giorni e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020 (fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto).

Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604.

La norma, quindi, prende in considerazione due diversi tipi di iter:

  • le procedure collettive di riduzione di personale, così come previste dagli articoli 4, 5 e 24 della legge n. 223/1991; si tratta del meccanismo cui debbono accedere le aziende con più di 15 dipendenti, che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti per ridurre o trasformare la propria attività;
  • le procedure di licenziamento individuale per ragioni economiche od organizzative, indipendentemente dal numero di dipendenti.

Entrambe vengono sospese sino al 15 maggio 2020.

Dunque, saremmo agli sgoccioli.

Però è in fase di emanazione il nuovo Decreto, che ora dovrebbe chiamarsi “Rilancio” (con un epiteto che ci si augura sia davvero di buon auspicio), e l’intenzione è quella di posticipare i divieti, già previsti dal “Cura Italia”, sino al 17 agosto 2020.

Altro caso di limitazione del potere del datore di lavoro di recedere dal rapporto, è previsto nell’art. 47 del Decreto Cura Italia oggi convertito, laddove viene previsto al comma II quanto appresso:

“[..] fino alla data del 30 aprile 2020, l’assenza dal posto di lavoro da parte di uno dei genitori conviventi di una persona con disabilità non può costituire giusta causa di recesso dal contratto di lavoro ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile, a condizione che sia preventivamente comunicata e motivata l’impossibilità di accudire la persona con disabilità a seguito della sospensione delle attività dei Centri di cui al comma 1”. 

Il comma 6 dell’art. 23 del Decreto Cura Italia vieta anche il licenziamento per i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori, di età compresa tra i 12 e i 16 anni che si astengano dal lavoro nel periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado.

L’art. 26 comma I dispone inoltre quanto segue, in materia di giorni di computo del periodo di malattia, eventualmente conteggiabili al fine di procedere ad un licenziamento per eccessiva morbilità:

Il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva di cui all’articolo 1, comma 2, lettere h) e i) del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, (convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, e di cui all’articolo 1, comma 2, lettere d) ed e), del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19,)) dai lavoratori (dipendenti) del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.

Se un datore di lavoro comunica il licenziamento nel periodo tra il 17 marzo e il 15 maggio (ma, come anticipato, questo termine verrà a breve allungato fino al giorno 17 agosto), occorre procedere all’impugnativa dell’atto espulsivo illegittimo rivolgendosi al proprio avvocato di fiducia.

Lo stesso dicasi per un eventuale licenziamento comunicato illegittimamente a genitori di minori, o per un licenziamento comunicato per “eccessiva morbilità”, nonostante il dipendente sia rimasto nel proprio domicilio perché in regime quarantena da Covid-19.

 

Un secondo solo ….…     

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