Le spese di ristrutturazione della casa in eredità anticipate da un solo fratello… debiti di valuta o di valore?

Il “pomerio” era lo spazio di terreno sacro e militarmente inviolabile, che tracciava i confini della città di Roma.

Secondo la leggenda Romolo, il fondatore della città eterna, lo tracciò il 21 aprile del 753 Avanti Cristo ed il superamento dello stesso con le armi, da parte del fratello Remo, determinò il fratricidio più famoso della storia dell’antichità.

Gli anni dello svezzamento grazie alla lupa capitolina, ricordati anche da Sir Pieter Paul Rubens in un mirabile dipinto del 1616 (conservato presso la Pinacoteca Capitolina), parevano essere un lontano ricordo, quando Romolo, volendo punire la tracotanza del fratello per aver oltrepassato un limite invalicabile, trafisse Remo e ne sanzionò la morte.

Romolo e Remo Rubens

Così racconta lo storico Livio nell’opera Ab urbe condita (I6-7), nella traduzione di Marcello Tartaglia, che di seguito riporto:

Romolo e Remo furono colti dal desiderio (lett. la costruzione è attiva: il desiderio colse Romolo e Remo) di fondare una città in quei luoghi in cui (lett.: dove) erano stati abbandonati ed allevati.

Poiché erano gemelli e il rispetto dovuto all’età (lett.: il rispetto dell’età) non poteva fare la differenza, affinché gli dei, sotto la tutela (lett.: alla tutela) dei quali erano quei luoghi, scegliessero (legerent) con degli auspici chi dovesse dare (lett.: chi desse) il nome alla nuova città, chi la dovesse governare (regeret imperio) una volta fondata, scelgono Romolo il Palatino e Remo l’Aventino come luoghi sacri (templa è predicativo dell’oggetto) per prendere gli auspici.

Si tramanda che l’auspicio giungesse a Remo per primo, sei avvoltoi; e poiché, dopo che l’auspicio era già stato annunciato, un numero doppio di uccelli apparve (lett.: si mostrò)  a Romolo, i rispettivi seguaci (lett.: la propria moltitudine) avevano acclamato l’uno e l’altro come re: quelli (cioè, i seguaci di Remo) per il tempo anticipato, ma questi (cioè, i seguaci di Romolo) per il numero di uccelli rivendicavano il regno. Quindi, dopo essersi scontrati a parole (lett.: con un litigio), impugnano le armi (lett.: si volgono all’uccisione); allora, colpito tra la folla, Remo cadde.

E’ fama più diffusa che Remo abbia attraversato con un salto (transiluisse) le nuove mura per scherno del fratello; quindi fu ucciso (interfectum, sottinteso esse) dall’irato Romolo, dopo che (quest’ultimo), insultandolo anche a parole, ebbe aggiunto: “Così in futuro (finirà) chiunque altro attraverserà le mie mura

Le lotte intestine tra fratelli per motivi di proprietà risalgono ai primordi della civiltà.

E le battaglie legali presso i tribunali moderni vedono spesso celebrare dispute per questioni successorie, dovute a mancati accordi tra fratelli e parenti relative alla divisione ereditaria.

Lo scorso 17 luglio 2020 si è celebrata davanti alla Sezione Seconda Civile della Cassazione l’ennesima disputa ereditaria, dovuta alla circostanza che un fratello avente diritto all’eredità aveva dato seguito, in costanza di vita del padre defunto, ad attività di riparazione di un immobile caduto in successione.

Lo stesso fratello pretendeva che tali migliorie apportate al bene comune, dovessero rientrare nella massa ereditaria, comprendendo nelle medesime anche l’incremento di valore apportato all’immobile.

In particolare, il fratello che agiva per le ristrutturazioni dell’immobile, invocava l’applicazione dell’art. 1150 commi II e III del codice civile in materia di possesso, secondo il quale il possessore ha diritto ad un’indennità per i miglioramenti recati alla cosa, purché sussistano al tempo della restituzione; tale indennità va corrisposta nella misura dell’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti, se il possessore è di buona fede (se il possessore è di mala fede, nella minor somma tra l’importo della spesa e l’aumento di valore).

In pratica, il ricorrente pretendeva che i Supremi Giudici inquadrassero le migliorie arrecate all’immobile comune, come un debito di valore, ossia di quella voce di debito per cui si tiene conto  della svalutazione monetaria che interviene tra il momento in cui è sorta l’obbligazione, e quello in cui l’obbligazione si estingue effettivamente.

Tale pretesa è stata radicalmente disconosciuta dalla Cassazione in sede di Ordinanza n. 1530, resa appunto lo scorso 17 luglio.

I Giudici di Piazza Cavour, richiamando anche precedenti giurisprudenziali unanimi (fra le altre, la Sentenza n. 5135 del 2019), hanno evidenziato come il coerede che aveva agito per le migliorie, poteva pretendere non già l’applicazione dell’art. 1150 del codice civile sopra rammentato, bensì il semplice rimborso delle spese sostenute per il bene comune, esclusa la rivalutazione monetaria.

Le attività riparatorie e manutentive poste in essere dal fratello intervenuto per le migliorie sull’immobile vanno lette come un’attività di mandatario, o “utile gestore” degli altri eredi partecipanti alla comunione ereditaria.

Per questo, il mandatario ha diritto solo al rimborso delle spese, non certo al pagamento in proprio favore del maggior valore acquisito dall’immobile che riceveva le migliorie.

Il debito, dunque, è di valuta, non di valore, come preteso dal fratello ricorrente.

Si è infatti in un caso tipico disciplinato dall’art. 1227 del codice civile, secondo il quale

i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale

Il debitore dei debiti di valuta si libera pagando la somma pari alla medesima quantità di pezzi monetari stabilita sin dall’origine. Ciò, a prescindere da eventuali svalutazioni del denaro; resta salva, ovviamente, l’applicazione degli interessi.

Un secondo solo ….…     

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