Prospettiva estate.. come evitare lo spettro della vacanza rovinata?

E’ dello scorso 21 aprile la notizia diffusa da Il Giornale di Vicenza che una famiglia di padre madre e due figli, rivoltasi davanti all’Autorità giudiziaria per rivendicare un danno “da vacanza rovinata”, sia stata riconosciuta meritevole di un risarcimento di 12 mila euro nei riguardi della società che aveva organizzato una crociera nel Mediterraneo.

Ricorda il quotidiano vicentino che i quattro si erano presentati all’imbarco della nave, ma non erano stati fatti salire, perché l’agenzia di viaggi cui si erano rivolti, ed alla quale avevano già pagato l’intero viaggio, nel frattempo era fallita.

Per il giudice di Vicenza la società avrebbe dovuto comunque imbarcarli.

Con la prospettiva di organizzare un periodo di vacanza, per quanto limitati da mesi funesti che ci si augura di aver archiviato per sempre, è sempre bene rammentare a noi stessi le insidie che si celano dietro un tour operator che opera male, o, peggio, in modo malizioso, oppure dietro una compagnia aerea od una struttura alberghiera che non rispetta le aspettative.

Piombare in una situazione grottesca, senza una sistemazione adeguata, o dovendo sopportare lunghi ritardi, o ancora subendo un trattamento come dei “pesci fuor d’acqua”, un po’ sullo stile di Alberto Sordi ed Anna Longhi nel lungometraggio “Le vacanze intelligenti”, è la tragica ipotesi che tutti si augurano di evitare con fervida speranza.

sordi longhi

Perché le vacanze, come riconosciuto giurisprudenzialmente, sono un’occasione (che in molti casi si verifica davvero di rado) di fruizione di piacere, svago e di riposo personale, essendo le stesse intese come un periodo di rigenerazione delle proprie energie psico-fisiche e di totale evasione rispetto alla quotidianità lavorativa ed alla routine di vita.

Il contratto di acquisto di un pacchetto turistico viene concluso in vista di una specifica utilità, da interpretarsi nei termini di riposo delle forze, relax, divertimento, evasione rispetto al vivere quotidiano.

Rovinare le vacanze significa rovinare il proprio equilibrio psico-fisico, oltre che subire inevitabilmente disagi per costi ulteriori da sostenere ed adeguamenti “in corsa” del progetto iniziale di viaggio. In tal senso, la Cassazione (Sezione Terza Civile) ha evidenziato da tempo che la “finalità turistica e di svago”  della vacanza non rappresenta un motivo “irrilevante”, costituendo anzi la causa principale del contratto, “in quanto è funzionale e strumentale alla realizzazione … di una vacanza di riposo e svago” (cfr. la nota Sentenza n. 16315 del 2007).

Tant’è che il Codice del Turismo ha puntualmente sancito che nel caso in cui l’inadempimento non assuma “scarsa importanza”, il viaggiatore ha diritto di richiedere a titolo di ristoro verso il tour operator, indipendentemente dalla risoluzione del contratto, che gli vengano risarciti i danni per il tempo di vacanza inutilmente trascorso e per l’irripetibilità dell’occasione perduta.

Dunque, le voci di danno risarcibile sono il danno patrimoniale (per gli oneri economici sostenuti) ed il danno morale-esistenziale (per la lesione della propria integrità psico-fisica, derivante dalle aspettative non mantenute e dallo stress lo stress patito in ragione della vacanza rovinata).

Incombe sulla persona dell’acquirente del pacchetto di viaggio l’onere della prova avuto riguardo alle circostanze dell’inadempimento posto in essere dalla controparte, affinché si certifichi il relativo nesso causale, ossia che gli eventi lesivi descritti dal viaggiatore costituiscano un’inosservanza di quanto pattuito in sede contrattuale con la società proponente il pacchetto.

Assume grande importanza che il turista conservi fotografie, video, nomi di testimoni diretti degli accadimenti, nonché tutti gli ulteriori dati necessari alla ricostruzione circostanziata di quanto avvenuto.

Il venditore o organizzatore della vacanza, da par suo, deve invece provare l’effettivo adempimento dei suoi obblighi contrattuali.

Il tour operator non può invocare a titolo di esimente risarcitoria la causa di forza maggiore; ciò perché il contratto di vendita di un pacchetto di viaggio, è regolato dal combinato dall’art. 1470 del codice civile e dagli artt. 91 e seguenti del D.Lgs. n. 206 del 2005, secondo cui se una parte essenziale dei servizi turistici concordati non può essere effettuata, l’organizzatore ha sempre l’obbligo di predisporre adeguate soluzioni alternative per la prosecuzione del viaggio programmato, che non devono comportare oneri a carico del consumatore; in alternativa, l’organizzatore deve rimborsare il turista nei limiti della differenza tra le prestazioni originariamente previste e quelle effettuate, fatto salvo comunque il risarcimento del danno.

Inoltre, nel caso in cui non fosse possibile alcuna soluzione alternativa, ovvero il consumatore non la accetti per motivi giustificati, l’organizzatore è tenuto a mettergli a disposizione un mezzo di trasporto equivalente per il ritorno presso il luogo di partenza del viaggio.

La quantificazione del danno alla persona del viaggiatore deve tener conto, in linea generale, del pregiudizio correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed alla irripetibilità dell’occasione perduta.

Ad esempio. se l’inadempimento ha impedito la partenza o si è verificato all’inizio del viaggio compromettendone lo svolgimento, il giudice può valutare equo commisurare il danno da vacanza rovinata tenuto conto del corrispettivo pagato per acquistare il pacchetto turistico, o del possibile valore del servizio che è mancato.

Si tiene conto altresì del motivo del viaggio perché talvolta si svolge in una particolare occasione sicuramente irripetibile (tipico è l’esempio del viaggio di nozze).

Nel caso in cui, però, l’inadempimento ha prodotto un danno alla persona, non può prescindersi dalle sofferenze psicofisiche subite dal consumatore turista.

In quest’ultima evenienza, si fa ricorso alle tabella unica per la determinazione del risarcimento del danno biologico (tabella unica nazionale).

Avuto riguardo ai termini per proporre l’azione risarcitoria, il Decreto Lgs. n. 62 del 21 maggio 2018 ha fissato il limite di prescrizione del danno da vacanza rovinata in 3 anni, che decorrono dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza.

Invece in tema di inadempimento delle prestazioni di trasporto comprese nel pacchetto, il termine, ai sensi dell’art. 2951 del codice civile, è di diciotto o dodici mesi, a seconda che il trasporto inizi o si concluda in Europa o fuori.

Per i danni patrimoniali diversi da quelli alla persona (le spese aggiuntive, ad esempio, sostenute per i disservizi subiti) la domanda dovrà invece essere presentata entro un anno dal rientro del turista nel luogo della partenza del viaggio.

 

(oggi ho voluto rendere omaggio al grande Alberto Sordi, ricorrendo cento anni dalla sua nascita; il film “Dove vai in vacanza”, nel quale è contenuto l’episodio “Le vacanze intelligenti”, diretto dallo stesso Sordi con una grande Anna Longhi come spalla, venne rilasciato nelle sale nel 1978 ed ancora oggi la storica coppia cinematografica è simbolo dell’imbarazzo di una famiglia romana “verace” davanti ad uno stile vacanziero “moderno” ed asettico, che solo un piatto di spaghetti in compagnia può vincere, con la brillante “catarsi” finale interpretata dai due grandi attori).

Un secondo solo ….…     

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