Vampiri, zombie, fantasmi … quando il diritto strizza l’occhio ad Halloween

Il termine Halloween è un’espressione abbreviativa in lingua scozzese, che prende origine dalla locuzione “All Hallows’ Eve”, ossia la notte di tutti gli spiriti sacri.

Nata da origini celtiche risalenti quanto meno al sesto secolo avanti Cristo, la festa di Halloween è stata entusiasticamente acquisita e personalizzata dalla cultura statunitense, per poi diffonderla in tutto in mondo occidentale, con la galoppante globalizzazione.

Il fascino dell’ignoto, dell’evocazione pagana di realtà inafferrabili e misteriose viene combinato con sapienza salace alla dissacrazione dei contenuti più lugubri, quasi volendo “umanizzare” in modo irriverente e farsesco tematiche legate alla morte, alla paura, alle ansie ed ai turbamenti tutti transeunti e propri della vita terrena.

Un’inquietudine, quella che appartiene alla finitudine umana, che nel mondo dell’arte può essere ben esemplificata, nei lavori di due grandissimi uomini di origine polacca: da un lato, nel campo della cinematografia, le mirabili visioni registiche di Roman Polanski, costellate di allucinazioni e paranoie, dall’altro lato, nel campo della pittura, nelle tele di Zdzisław Beksiński, abilissimo nel riprodurre incubi notturni all’interno di rappresentazioni grafiche ammalianti e macabre.

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Il quadro sopra rappresentato, esposto nella galleria virtuale del sito “Dmochowskigallerya questo link, ripercorre la tematica della maternità negata: una culla molto lussuosa, evidentemente di legata allo stile artistico delle chiese cattoliche, è oggetto di malevole attenzioni da parte di un personaggio ignoto, tutto ricoperto da una tunica blu.

Il quadro par ripercorrere le tematiche polanskiane di Rosemary’s Baby.

Ad aumentare il turbamento, si legge in alto, sul muro alle spalle della lugubre figura, l’inciso “in hoc signo vinces” di costantiniana memoria, mentre sul lato destro dello sfondo si staglia un’interpretazione del crocifisso ai limiti del blasfemo, con oscuri uccelli neri che sorvolano con fare aggressivo, presagio di una coscienza (quella dell’artista?) che ha abbandonato la forza della fede.

La lettera “R” sulla culla richiama una volta di più l’opera cinematografica del grande regista Polanski ed i contenuti horror dalla stessa ripercorsi.

rosemary coltello

Scendendo su lidi molto meno psicologici ed abbandonando le visioni tormentate dei due grandissimi artisti contemporanei, anche nel mondo del diritto si possono rinvenire “tracce” dell’intervento dell’ignoto e del metafisico, proprie del clima “halloweeniano” che accompagna queste giornate.

Vampiri….

vampiri

E’ dell’anno scorso una pronuncia della Prima Sezione della Corte di Cassazione, che tratta di una storia di … vampiri!

Con Sentenza n. 10226 del 2019 i Supremi Giudici vennero interessati della domanda di rifugio internazionale o, in subordine, protezione umanitaria, formalizzata da un cittadino del Gambia all’Italia.

Il richiedente, di religione musulmana e con etnia “sarakoulè”, aveva raccontato di aver lasciato il suo Paese di origine in seguito ad un conflitto insorto con gli zii paterni, “che si presentavano nella sua stanza di notte, per succhiargli il sangue, così come avevano fatto con i suoi genitori, causandone, poco a poco, la morte”; continuava riferendo che poco prima del decesso, il padre gli aveva rivelato che gli zii erano vampiri, consigliandogli di fuggire; così il ragazzo era scappato sino a giungere in Italia, soggiungendo di aver timore che, in caso di rientro in patria, sarebbe stato … essere divorato dai vampiri (sic!).

La Cassazione confermò le valutazioni già rese dal Tribunale, secondo cui il racconto del ricorrente era privo di un grado attendibile di credibilità intrinseca, anche a prescindere dalla assoluta inverosimiglianza della natura vampiresca degli zii.

Non vi erano gli estremi per una forma di protezione internazionale con riferimento alla situazione generale del Gambia, anche a prescindere dalla mancanza di qualsivoglia aggancio alle vicende personali del richiedente.

Inoltre, non esisteva una particolare situazione di vulnerabilità e di insormontabili difficoltà di reintegrazione in patria.

Ciò perchè, nel valutare le condizioni di ammissibilità della protezione internazionale

il giudice deve … prendere le mosse da una versione precisa e credibile, se pur sfornita di prova, perché non reperibile o non esigibile, della personale esposizione a rischio grave alla persona o alla vita: tale premessa è indispensabile perché il giudice debba dispiegare il suo intervento istruttorio ed informativo officioso sulla situazione persecutoria addotta nel Paese di origine

Fu così che venne confermato il provvedimento di espulsione del giovane gambiano.

Zombie ….

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Non si parla solo di vampiri nel mondo del diritto…

E’ accaduto che alcuni ratei pensionistici destinati a persone anziane, siano stati riscossi quando però queste persone erano già … decedute!

Opera di uno zombie?

Certo la difesa dell’effettivo percettore dell’emolumento, laddove avesse sollevato un’obiezione di tal fatta, avrebbe trovato un’accoglienza ancor più fredda da parte dei giudici.

Tant’è che, per citare solo un caso tipico, con Sentenza n. 40260 del 2017, la Sezione Seconda Penale della Cassazione evidenziava che integra il reato di truffa la condotta dell’imputato che, in qualità di delegato, vada a riscuotere indebitamente i ratei della pensione di pertinenza di una persona deceduta, nel caso in cui dichiari (falsamente) l’esistenza in vita dell’avente diritto.

La dichiarazione “in positivo” circa l’esistenza in vita della persona che ha diritto alla pensione incide su una attività accertativa e di controllo affidata in tale ambito all’ente previdenziale, per cui la falsificazione di tale certificazione è idonea ad integrare l’attività fraudolenta tipica della truffa, in quanto insiste sui presupposti dell’erogazione che sono sottoposti ad attività accertativa e non meramente ricognitiva.

Fantasmi …

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Per chiudere questa carrellata “halloweeniana”, non potevano non essere citati i fantasmi.

La vicenda giudiziaria, molto nota nelle cronache internazionali, è quello di una casa acquistata nelle vicinanze di New York nel 1989, in relazione alla quale l’acquirente eccepiva l’esistenza di presenze maligne, che avrebbero viziato il contratto di compravendita.

A sua volta, la parte venditrice si difese in giudizio non negando la problematica, ma riferendo che la notizia della presenza di fantasmi fosse di dominio pubblico.

Si tratta del famoso caso “Stambovsky contro Ackley, che si concluse con una Sentenza clamorosa da parte della Corte Suprema d’Appello di New York: veniva infatti eluso il principio di stampo anglosassone ma richiamato con la locuzione latina “caveat emptor”, secondo cui i rischi di un immobile viziato debbono ricadere sulla persona dell’acquirente.

Venne dunque dichiarata la risoluzione del contratto per fatto del venditore, avendo la Corte giudicato “iniquo” attribuire sulla persona del compratore l’onere di un accertamento di carattere “eccezionale”, quale era quello della presenza… dei fantasmi (sic!).

Buon Halloween a tutti!

Un secondo solo ….…     

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