Allontanarsi dal tetto coniugale determina l’addebito della separazione se prima non c’era crisi nel rapporto

 

Ha suscitato particolare interesse una recente Ordinanza della Sezione Sesta della Corte di Cassazione, resa in data 14.01.2020 e rubricata al numero 509 (che riporto più sotto nella sua integralità) ripresa da tantissime testate giornalistiche nazionali.

Così L’Unione Sarda, che per prima ha pubblicato la notizia:

“Allontanarsi di casa per due giorni … a fronte di due decenni vissuti sotto lo stesso tetto, è una colpa non scusabile quando, come in questo caso, non ci sono state “pressioni, violenze o minacce del marito”. C’è stata solo una donna che ha alzato la testa e deciso “unilateralmente” di prendersi 48 ore per sé, salvo poi giungere alla conclusione che forse era meglio continuare la vita di sempre. Tornata a casa, però, la donna trovò la serratura già cambiata dal marito” 

(link diretto: qui)

Certo, ha fatto scalpore nell’opinione pubblica la circostanza che una donna, per quello che è stato giornalisticamente definito un colpo “di testa” fugace, cui è seguito un ripensamento repentino, sia stata additata come meritevole dell’addebito della separazione richiesta dal marito, non più disposto a riaccogliere la consorte in casa.

Tuttavia, i giudici della Suprema Corte non hanno fatto altro che applicare il dettato dell’art. 143 comma II del codice civile, che disciplina e tutela gli obblighi derivanti dal contratto matrimoniale: la fedeltà, l’assistenza morale e materiale, la collaborazione nell’interesse della famiglia e, appunto, la coabitazione.

Verificando il testo integrale della Sentenza dello scorso 14 gennaio, si ha modo di leggere che la Cassazione non sia affatto entrata nel merito della questione, in quanto la ricorrente cercava di replicare il giudizio di merito, già definito nei precedenti due gradi di giudizio.

Il Supremo Consesso si è dunque limitato ad evidenziare che i giudici del merito avessero preso in esame il comportamento dei due coniugi, pervenendo all’affermazione del carattere unilaterale e non temporaneo della decisione della donna di lasciare il tetto coniugale, ponendo fine al rapporto di coniugio.

Per altro verso, sempre i giudici del merito avevano riscontrato che nessuna condotta colpevole, neppure minimamente corresponsabile, potesse essere attribuita in capo all’ex marito, le cui criticità, pur denunciate dalla donna, non erano state affatto provate lungo i due gradi di giudizio.

Allo stesso modo, non risultava provato il “ripensamento” della ex moglie, in vista dalla ricostituzione del legame di coppia.

Elementi, questi, che conducevano alla pronuncia di addebito nei riguardi dell’ex moglie.

Sia questa la sede per rammentare che la Cassazione non intende punire l’allontanamento dalla casa familiare in sè e per sè considerato, ma un allontanamento che costituisca l’origine e la causa della crisi della coppia.

Se, invece, l’allontanamento si verifica allorquando la crisi coniugale è già consolidata ed irreversibile (ad esempio per un clima di costante tensione, già in essere, o peggio, per condotte violente poste in essere da uno dei due coniugi), non si avrà mai pronuncia di addebito.

Ne discende che i giudici non si limitano a verificare il “fatto storico” dell’allontanamento dal tetto coniugale, ma procedono, lungo l’istruttoria della causa di separazione, a ricostruire i fatti alla base della crisi dei rapporti tra marito e moglie, verificando quale fosse effettivamente il vulnus originario.

Sia doveroso rinnovare in questa sede principi cardine dell’ordinamento penale in tema di abbandono del tetto coniugale: se l’abbandono della casa familiare si accompagna anche al mancato adempimento dell’obbligo di assistenza in favore del coniuge, o degli obblighi genitoriali, tale fattispecie rientra nella fattispecie criminosa propria dell’art. 570 del codice penale.

La sanzione è la reclusione fino ad un anno o la multa fino ad euro 1.032 (sanzioni che si cumulano qualora il reato è compiuto ai danni di un figlio minore).

*** *** ***

Cassazione civile sez. VI, 14/01/2020, (ud. 02/07/2019, dep. 14/01/2020), n.509

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

C.A.M., domiciliata presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa, per delega allegata al ricorso, dall’avv. Giuliano Tavera (p.e.c. giuliano.tavera.pecordineavvocati.ss.it; fax 079/9731493); (Ammessa P.S.S. delibera 15/5/18 Cons. Ord. Forense Sassari); – ricorrente –

nei confronti di:

L.R., domiciliato presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso, per procura speciale in calce al controricorso, dall’avv. Daniele Carlo Alicicco (p.e.c. avv.danielealicicco.pec.giuffre.it; fax 079/2828043); – controricorrente –

e nei confronti di L.R.; – intimato –

avverso la sentenza n. 33/2018 della Corte di appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, emessa in data 19.1.2018 e depositata in data 25.1.2018 R.G. n. 296/2015;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Giacinto Bisogni.

Fatto

RILEVATO CHE:

1. Nel giudizio di separazione intercorso fra C.A.M. e L.R. il Tribunale di Sassari, con sentenza n. 46/2015, ha addebitato la separazione alla C. valorizzando in particolare la sua decisione unilaterale di allontanarsi dalla residenza familiare senza che fosse dimostrata la esistenza di precedenti da pressioni, violenze o minacce del marito che l’avrebbero indotta a tale decisione. Il Tribunale ha assegnato la casa familiare al L. presso il quale ha fissato la residenza del figlio (all’epoca) minorenne F. (affidato congiuntamente ad entrambi i genitori) e ha preso atto che il figlio R. (già maggiorenne e non ancora autosufficiente economicamente) per sua scelta abita con la madre. Il Tribunale ha imposto al L. il versamento diretto al figlio R. di un assegno mensile di 300 Euro.

2 La Corte di Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, ha confermato la decisione di primo grado rilevando che il figlio F. (ormai maggiorenne) aveva deciso di abitare insieme alla nonna nello stesso stabile in cui abita la madre con il figlio R.. Ha ritenuto pertanto non ricorrenti i presupposti per l’assegnazione della casa familiare alla C. e per l’accoglimento della sua domanda di assegno mensile da destinare al mantenimento del figlio F.. Quanto alla dichiarazione di addebito della separazione ha rilevato come l’istruttoria non avesse fatto emergere un comportamento del L. che potesse giustificare l’allontanamento dalla casa familiare della C..

3 Ricorre per cassazione C.A.M. articolando tre motivi di impugnazione con i quali denuncia: a) l’omesso esame di un fatto decisivo costituito dal tentativo di rientro nella residenza familiare impedito dal cambio della serratura effettuato immediatamente dopo il suo allontamento dal marito; b) la sussistenza di una crisi coniugale da tempo in atto e pregressa al suo allontanamento dalla residenza familiare; c) la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 151 c. 2 c.c. Sostiene inoltre la C., facendo riferimento alle deposizioni testimoniali raccolte nel giudizio di primo grado, che in realtà la richiesta di addebito era stata proposta dal L. sul presupposto di una asserita ma non dimostrata infedeltà coniugale e sottolinea invece la scarsa rilevanza dell’abbandono del domicilio familiare avvenuto nel pieno di una situazione di piena crisi e che durato per volontà della ricorrente solo due giorni mentre il tentativo di rientrare era stato frustrato dall’immediato cambio della serratura e dall’opposizione del L. al suo rientro.

4 Si difende con controricorso L.R. che contesta la esposizione in fatto e la valutazione delle acquisizioni istruttorie operata nel ricorso nonchè la pretesa omessa valutazione delle circostanze ritenute decisive dalla C..

Diritto

RITENUTO CHE:

5 Il ricorso è inammissibile perchè sostanzialmente inteso a una riedizione del giudizio di merito e ad affermare una diversa valutazione del materiale istruttorio rispetto a quella operata nei precedenti due gradi del giudizio. Impropria e non rispondente ai requisiti richiesti dalla giurisprudenza per la proposizione del ricorso ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, è la deduzione di omesso esame relativamente al tentativo di rientro frustrato dal cambio della serratura e alla preesistenza di una irreversibile crisi coniugale antecedente all’allontamento dalla residenza familiare della odierna ricorrente. I giudici del merito hanno preso in esame il comportamento dei coniugi e sono pervenuti all’affermazione del carattere unilaterale e non temporaneo della decisione della C. di abbandonare la residenza familiare ponendo fine alla relazione coniugale. Per altro verso hanno riscontrato il difetto di prova su un preteso comportamento del L. che giustificasse l’allontanamento e su un immediato ripensamento della C. in vista della ricostituzione del legame familiare con il L.. Si tratta di una valutazione che appartiene esclusivamente ai giudici del merito e che non può essere sottoposta a un ulteriore scrutinio in questa sede se non in ipotesi di motivazione inesistente o fondata sull’omessa valutazione di fatti decisivi che non ricorre nella specie.

6 Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente alle spese del giudizio. L’ammissione della ricorrente, in via anticipata e provvisoria, al patrocinio a spese dello Stato esclude allo stato la attestazione di sussistenza dei presupposti per il versamento di ulteriore importo pari a quello dovuto a titolo di contributo unificato a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi Euro 3.100, di cui 100 per spese, oltre spese forfettarie e accessori di legge.

Dispone che in caso di pubblicazione della presente ordinanza siano omesse le generalità e gli altri elementi identificativi delle parti.

Ai sensi del D.P.R. n. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della insussistenza, allo stato, dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 2 luglio 2019.

*** *** ***

 

warn

Hai un problema di questo genere? Se vuoi sono a disposizione per un primo contatto informale su whatsapp!

whatsapp_318-136418

CLICCA QUI E SCRIVIMI CON WHATSAPP

oppure chiama al 328.7343487

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...